Author: Gvz

Convegno: malattie rare, problemi comuni
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Convegno: malattie rare, problemi comuni

Vincitori del Bando

Per i tumori rari
Prof. Alfredo Berruti ( Prof. associato di Oncologia Medica Università dei Brescia, direttore UOC Oncologia Medica Spedali Civili di Brescia)
Con il progetto: Attività di Abiraterone nel trattamrento della sindrome di Cushing in pazienti con carcinoma corticosurrenalico (ACC)

Per le malattie rare
Dott. ssa Jessica Galli ricercatrice di Neuropsichiatria Infantile Università di Brescia, Spedali Civili di Brescia
Con il progetto: La “firma dell’interferone” :studio pilota per l’applicazione di questa metodica nello screening delle paralisi infantili ad eziologia non nota.

 

Dal sito del Giornale di Brescia:

Fondazione Golgi: Dopo trent’anni la ricerca si amplia oltre madri e bimbi

In supporto ai ricercatori si affianca il progetto di educazione sul ruolo e le regole della scienza

PROGETTI
Si riparte dalle malattie rare. Che, in realtà, non esulano dagli obiettivi della Fondazione Golgi, nata allo scopo di sostenere progetti e ricerche nell’ambito materno – infantile, se si considera che il 710% delle “ rare” colpisce i bambini.
L’appuntamento. Si riparte, dunque, con un convegno su “ Malattie rare, problemi comuni” in programma per domani, giovedì, a partire dalle 16,30 nell’aula Magna di Economia in Via San Faustino 74/B, per la prima iniziativa pubblica della “Golgi” da quando la presidenza è stata affidata al Prof. Enrico Agabiti Rosei, direttore del Dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali dell’ Università statale di Brescia.
“ il materno infantile resta; si aggiungono malattie rare, croniche e degenerative” Enrico Agabiti Rosei Presidente “Golgi”
Gli obiettivi. “ Il nostro obiettivo è proprio quello di ampliare gli orizzonti della Fondazione che, pur rimanendo ancorata all’area materno – infantile, si apre anche a temi di grande attualità quali sono quello delle malattie rare e delle malattie croniche e degenerative, legate al progressivo invecchiamento della popolazione- spiega Agabiti Rosei- Un programma ambizioso, che apre a nuovi orizzonti tenendo ben presenti i motivi fondati della realtà bresciana. Continueremo a supportare la ricerca, con borse di studio assegnate sulla base di specifici progetti: per quest’anno finanziamo due ricercatori bresciani che lavorano all’ Ospedale Civile , uno sulle malattie rare e l’altro sui tumori rari. Ma non trascureremo iniziative finalizzate ad educare – sia gli specialisti sia un pubblico più generalista – sull’importanza della ricerca scientifica sia nella nostra città sia in un contesto internazionale in un mondo in cui vi sono ancora molte sirene e, soprattutto, molte persone che sono attratte dal loro fascino”
Le malattie rare. Nel merito delle malattie rare, Agabiti ha ricordato quanto il tema riguardi la ricerca e lo sforzo di individuare nuove molecole, e dunque nuovi farmaci, per curare queste patologie che nel nostro paese oscillano tra le sette e le ottomila persone e che hanno colpito circa due milioni di persone. “ Le malattie rare rappresentano anche un caso paradigmatico per la ricerca traslazionale, quella che dal laboratorio viene trasferita direttamente al letto del paziente” aggiunge il Presidente della Golgi.” Non dimentichiamo , inoltre, che in questo ambito sono coinvolti aspetti sociali di grande interesse e che negli ultimi anni hanno destato nuove sensibilità”
La Fondazione Golgi. La Fondazione Camillo Golgi è nata nel dicembre 1987 da un felice incontro tra il mondo medico-scientifico – universitario, e la realtà imprenditoriale-professionale bresciana. Essa ha per scopo statutario la promozione della ricerca medico-biologica e gli scambi scientifici nell’ambito materno-infantile e, perciò si occupa della salute della donna e del bambino. In questi anni, la Fondazione ha assegnato più di 80 borse di studio, ha dotato l’Ospedale Civile di importanti attrezzature, ha costituito tre Centri di ricerca, ha promosso dibattiti scientifici di alto profilo e indetto conferenze pubbliche aperte alla cittadinanza. Tra gli altri, incontri con i premi Nobel Renato Dulbecco, che fu il primo presidente del Comitato scientifico della Fondazione, Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi. I programmi sostenuti dalla Fondazione si svolgono in stretta collaborazione con l’Università di Brescia, Il Civile, l’Istituto di Medicina molecolare “ Angelo Nocivelli “ ed Università ed Istituti di ricerca italiani e stranieri//A.D.M.
IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO DI DOMANI NELLA SEDE DI ECONOMIA
“ Malattie rare, problemi comuni” è il titolo del Convegno che la Fondazione Golgi, organizza per domani, giovedì, a partire dalle 16,30 nell’Aula Magna di Economia in via San Faustino 74/B. Dopo l’introduzione del Presidente Enrico Agabiti Rosei, interverrà Erica Daina del Centro di Coordinamento regionale malattie rare dell’IRCCS Mario Negri su “ Possiamo curare le malattie rare?”. Seguiranno interventi di Raffaele Badolato ( Clinica Pediatrica) e Maurizio Castellano (Medicina Interna). Dopo la consegna degli assegni di ricerca, lettura magistrale di Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell’Auxologico di Milano, su “Dalla fisiologia alla clinica: una storia di successo per la terapia dell’ipertensione arteriosa”

 

Da MeteoWeb:

Salute: offrire migliori cure e strutture a chi soffre di malattie rare

In Italia vi sono tantissimi casi di malattie rare, ma è necessario migliorare le cure e le strutture

Le malattie rare interessano nel nostro Paese quasi 2 milioni di persone, e il 70% di queste sono bambini in età pediatrica. Nella maggior parte dei casi, infatti, queste condizioni si manifestano nei primi mesi di vita e, se non correttamente diagnosticate e trattate, hanno un decorso invalidante o fatale. Offrire ai pazienti strutture idonee per la diagnosi e le terapie e incentivare la ricerca, l’informazione e la formazione medico-scientifica è il primo passo per rispondere alle esigenze dei malati e delle loro famiglie. Per approfondire e discutere i progressi fatti dalla ricerca e dall’organizzazione del Sistema Sanitario, la Fondazione Camillo Golgi organizza domani a Brescia il convegno “Malattie rare, problemi comuni”. L’evento, ad ingresso libero, è in programma dalle 16.30 presso l’Aula Magna del Dipartimento Economia e Management dell’Università degli Studi di Brescia. “Le singole malattie rare, – spiega il prof. Enrico Agabiti Rosei, Presidente della Fondazione Camillo Golgi e del convegno – per definizione poco frequenti, sono tendenzialmente poco conosciute dalla popolazione e talora dagli stessi medici e i malati non sempre dispongono di un’offerta socio-sanitaria e assistenziale adeguata sul territorio. Questo comporta ritardi nella diagnosi e costi elevati a carico delle famiglie dei pazienti, che a volte aspettano anni prima di vedersi riconosciuto il diritto alle cure a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Se si considera che le malattie rare sono di numerosi tipi diversi, ben si comprende come sia sbagliato pensare ad esse come un fatto “isolato”; pertanto, la prevenzione e la lotta a queste patologie rappresenta sempre più un problema comune alla società civile e alla comunità scientifica. Per questo abbiamo pensato a un convegno che ponga al centro il paziente e offra nuove strategie e soluzioni alle crescenti necessità dei pazienti”. Al convegno intervengono, tra gli altri, la prof.ssa Erica Daina del Centro Coordinamento Rete Regionale Malattie Rare – IRCCS Istituto Mario Negri Ranica (BG), il prof. Raffaele Badolato della Clinica Pediatrica Università di Brescia, Spedali Civili di Brescia, il prof. Maurizio Castellano della Clinica Medica dell’Università di Brescia, Spedali Civili di Brescia. L’evento si chiuderà con la consegna dei contributi alla ricerca e il conferimento del prestigioso Camillo Golgi Award, il riconoscimento giunto alla IX edizione, al prof. Alberto Zanchetti, Professore Emerito dell’Università di Milano e Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano.

 

Da Sanitalia, il giornale online della Sanità Italiana:

Malattie rare: 2 milioni di pazienti e le loro famiglie “decisivi i passi avanti della ricerca, miglioriamo il diritto alle cure”

Il prof. Enrico Agabiti Rosei (presidente): “Sbagliato pensare a queste patologie come un fatto isolato. La prevenzione e le terapie richiedono uno sforzo collettivo alla società civile e alla comunità scientifica”. Durante l’evento saranno consegnati i contributi alla ricerca e il prestigioso Camillo Golgi Award
Brescia – Le malattie rare interessano nel nostro Paese quasi 2 milioni di persone, e il 70% di queste sono bambini in età pediatrica. Nella maggior parte dei casi, infatti, queste condizioni si manifestano nei primi mesi di vita e, se non correttamente diagnosticate e trattate, hanno un decorso invalidante o fatale. Offrire ai pazienti strutture idonee per la diagnosi e la terapie e incentivare la ricerca, l’informazione e la formazione medico-scientifica è il primo passo per rispondere alle esigenze dei malati e delle loro famiglie. Per approfondire e discutere i progressi fatti dalla ricerca e dall’organizzazione del Sistema Sanitario, la Fondazione Camillo Golgi organizza domani a Brescia il convegno “Malattie rare, problemi comuni”. L’evento, ad ingresso libero, è in programma dalle 16.30 presso l’Aula Magna del Dipartimento Economia e Management dell’Università degli Studi di Brescia. “Le singole malattie rare, – spiega il prof. Enrico Agabiti Rosei, Presidente della Fondazione Camillo Golgi e del convegno – per definizione poco frequenti, sono tendenzialmente poco conosciute dalla popolazione e talora dagli stessi medici e i malati non sempre dispongono di un’offerta socio-sanitaria e assistenziale adeguata sul territorio. Questo comporta ritardi nella diagnosi e costi elevati a carico delle famiglie dei pazienti, che a volte aspettano anni prima di vedersi riconosciuto il diritto alle cure a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Se si considera che le malattie rare sono di numerosi tipi diversi, ben si comprende come sia sbagliato pensare ad esse come un fatto “isolato”; pertanto, la prevenzione e la lotta a queste patologie rappresenta sempre più un problema comune alla società civile e alla comunità scientifica. Per questo abbiamo pensato a un convegno che ponga al centro il paziente e offra nuove strategie e soluzioni alle crescenti necessità dei pazienti”. Al convegno intervengono, tra gli altri, la prof.ssa Erica Daina del Centro Coordinamento Rete Regionale Malattie Rare – IRCCS Istituto Mario Negri Ranica (BG), il prof. Raffaele Badolato della Clinica Pediatrica Università di Brescia, Spedali Civili di Brescia, il prof. Maurizio Castellano della Clinica Medica dell’Università di Brescia, Spedali Civili di Brescia. L’evento si chiuderà con la consegna dei contributi alla ricerca e il conferimento del prestigioso Camillo Golgi Award, il riconoscimento giunto alla IX edizione, al prof. Alberto Zanchetti, Professore Emerito dell’Università di Milano e Direttore Scientifico dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano.

Olimpiadi delle Neuroscienze 2015

Dal sito del Giornale di Brescia:

Neuroscienze Statale, un primato da olimpiadi

Il campione italiano delle olimpiadi delle Neuroscienze di quest’anno è il diciassettenne piemontese Luca Inguaggiato del liceo scientifico Antonelli di Novara. È stato il rettore dell’Università di Brescia Sergio Pecorelli ad annunciarlo lo scorso sabato, al termine delle fase nazionale della competizione, per la prima volta ospitata nell’ateneo bresciano. Promosse dalla Dana Foundation e dalle società di neuroscienze di tutto il mondo per suscitare nei giovani interesse e curiosità nello studio della neurobiologia, le olimpiadi esordirono nel 2010, quando fu proprio l’ateneobresciano a ospitare le fasi di selezione regionale. Un onore e un impegno da sempre sostenuto grazie al contributo dei giovani ricercatori del dipartimento di Medicina molecolare e al sostegno di diversi sponsor quali la Società italiana di Neuroscienze, la fondazione Cariplo, la fondazione Camillo Golgi, la multinazionale Chiesi Farmaceutici, il negozio Trony di Campo Grande e la società Europa sporting club. Sarà Inguaggiato a rappresentare l’Italia alla prova mondiale, l’International Brain Bee, che si disputerà a Cairns, in Australia, dal 20 al 26 agosto. Per farlo, Luca ha ricevuto dalle mani del rettore un contributo di 2.000 euro per le spese del viaggio, e un iPad Air offerto dal negozio Trony. Quest’anno è stato registrato il più alto numero di partecipanti: il totale degli studenti iscritti alla prima fase ammontava a 3.800 con 18 regioni coinvolte. Numeri in forte crescita quelli emersi dall’edizione 2015, cifre che «parlano della voglia di questi ragazzi di mettersi in gioco – ha affermato la coordinatrice dell’evento Marina Pizzi, docente di Farmacologia – di confrontarsi, di accrescere le proprie competenze al di là dei programmi didattici tradizionali, confermando una chiarezza inmerito ai loro obiettivi. Per noi è una soddisfazione vederli partecipare con acceso entusiasmo e così numerosi, è la conferma che il seme della conoscenza cresce vigoroso e robusto nelle nostre future generazioni». Una sfida intensa è stata quella dalle selezioni sino ad oggi. La prima fase, quella locale, tenutasi in febbraio, ha visto le scuole iscritte dover selezionare 5 studenti da inviare alla tappa regionale, dove a marzo sono emersi i tre migliori che si sono presentati a Brescia. Alle 9 di sabato, nell’aula magnadi Medicina è iniziato un duello di tre ore, dove solo chi effettuava il punteggio più alto passava alla prova successiva. Le olimpiadi si sono aperte con un gioco di squadra, un particolare cruciverba, per poi passare alla prima delle prove individuali, quella delle «tavole anatomiche» dove bisognava segnare le diverse aree anatomiche e cerebrali. La terza prevedeva che gli studenti formulassero in inglese le diagnosi delle malattie mostrate al videoproiettore, mentre la quarta, «Fra sapere e intuire », era una sorta di quiz di memoria. Solo 6 dei 54 aspiranti sono passati alla prova finale. Ma il discorso di Pecorelli durante la premiazione, alla quale era presente anche il prorettore delegato alla ricerca, Maurizio Memo, ha esortato i presenti a Non arrendersi: «Avete a disposizione circa 104 anni – ha sottolineato il rettore – tanti quanti l’aspettativa di vita odierna, per dedicarvi alla conoscenza. E cos’è stata, se non la conoscenza stessa, a portare l’uomo a vivere così a lungo?».

Barbara Fenotti

 

Da Live University:

UNIBS – Olimpiadi delle Neuroscienze 2015: vince Luca Inguaggiato del Liceo scientifico Antonelli di Novara

Oltre 3.800 ragazzi delle 144 scuole superiori, provenienti da 18 regioni d’Italia e 97 città: questi i dati dell’edizione 2015 delle Olimpiadi delle Neuroscienze, competizione nazionale destinata a individuare il giovane studente che rappresenterà il nostro Paese all’International Brain Bee a Cairns in Australia dal 20 al 26 agosto prossimi. La gara internazionale, promossa dalla DANA Foundation e dalle società di neuroscienze di tutto il mondo per suscitare l’interesse dei giovani allo studio della neurobiologia, è ospitata per la prima volta nella sua fase finale nell’Università degli Studi di Brescia.
I numeri che emergono dall’edizione 2015, in forte crescita rispetto agli anni precedenti, evidenziano una sempre più ampia partecipazione e, come sottolinea la prof.ssa Marina Pizzi, professore di Farmacologia del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’ateneo bresciano e coordinatrice dell’evento, “parlano della voglia di questi ragazzi di mettersi in gioco, di confrontarsi, di accrescere le proprie competenze al di là dei programmi didattici del percorso tradizionale di studi superiori, e confermano una chiarezza dei loro obiettivi: è per noi una soddisfazione vederli partecipare con acceso entusiasmo e così numerosi, è la conferma che il seme della conoscenza cresce vigoroso e robusto nelle nostre future generazioni”. L’Università degli Studi di Brescia ha ben intuito la valenza di questa operazione, ospitando le fasi regionali della competizione sin dal suo esordio nel 2010, grazie anche al generoso e convinto contributo di giovani ricercatori del Dipartimento di Medicina Molecolare e di sponsor quali Società Italiana di Neuroscienze, Fondazione Camillo Golgi, Chiesi Farmaceutici, Trony Campo Grande e Europa Sporting Club.
Nel corso della mattinata alla Facoltà di Medicina, i 54 finalisti (3 per ognuna delle regioni partecipanti) si sono impegnati in prove a squadre e individuali. Cruciverba, tavole anatomiche, quiz e prove di intuito. Novità di quest’anno: hanno affrontato anche prove in inglese, cimentandosi a ipotizzare diagnosi di malattie neurologiche sulla base di filmati accompagnati da brevi presentazioni di casi clinici letti da Mariana Coelho da Mota, giovane ricercatrice portoghese, ospite dell’ateneo bresciano nell’ambito del progetto europeo Marie Curie. Questo per introdurre i ragazzi alle sfide e all’atmosfera della competizione internazionale. A conclusione delle prove, si è imposto Luca Inguaggiato del liceo scientifico Antonelli di Novara.
La fase finale di queste Olimpiadi si è inaugurata nella giornata di ieri in una gremita Aula Magna, con un incontro – in forma di intervista e dialogo aperto al pubblico – tra il Rettore Sergio Pecorelli e il Direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco prof. Luca Pani. Nel corso di una presentazione intitolata “Dalle molecole del cervello al farmaco, fra presente e futuro” il prof. Pani ha coinvolto i ragazzi con l’affascinante tema: sarà possibile una terapia per favorire la motivazione? A partire dagli elementi che hanno guidato lo sviluppo del nostro cervello nel corso dell’evoluzione, ha descritto i meccanismi cerebrali che sono alla base del processo di motivazione. Si tratta di un processo fondamentale per la nostra vita stessa che, regolando la nostra reattività agli stimoli piacevoli, diventa un fattore trainante per l’attività razionale e creativa dell’uomo e per le sue interazioni con gli altri e con la società tutta. E proprio questi meccanismi di motivazione sono sovrastimolati da comportamenti smodati come la perdita di sonno e ancor più dalle droghe. Un cervello che ha conosciuto la cocaina, ad esempio, si trasforma divenendo completamente inerte nei confronti dei comuni stimoli piacevoli. Un deficit di motivazione si osserva nei pazienti affetti da grave depressione e da disturbi dell’umore associati a gran parte delle malattie neurologiche dell’infanzia e in ogni età. Sarà possibile una terapia della motivazione? Questa la sfida che Luca Pani affida a una ricerca rigorosa, appassionata e costante. Il prof. Pani ha poi lanciato un messaggio ai giovani presenti in sala: “Partite, uscite dalla comfort zone. Cambiate le vostre coordinate spazio-temporali”.
“Le terapie oggi rivolte ai pazienti con malattie neurologiche e psichiatriche hanno molti limiti” commentano Marina Pizzi e Alessandra Valerio. “Per condizioni complesse come la demenza di Alzheimer, la malattia di Parkinson e la schizofrenia disponiamo di farmaci che attenuano i sintomi, ma non riescono in alcun modo a interrompere l’evoluzione della malattia. Non solo, le attuali terapie spesso provocano effetti collaterali, creano cioè nuovi sintomi di cui il malato si carica per evitare i più pesanti sintomi della malattia. Le nuove frontiere nel campo della genetica e delle biotecnologie promettono grandi avanzamenti. Alcuni sono già una realtà, ad esempio per i malati di sclerosi multipla. Occorrono però – concludono le due farmacologhe – investimenti importanti per la ricerca di base e per le sperimentazioni cliniche”.
In chiusura dell’evento, il vincitore è stato proclamato dal Rettore, che nel consegnare a Luca Inguaggiato un iPad Air e il contributo di 2.000 euro per sostenere le spese del viaggio in Australia, ha ricordato che “scienza vuol dire ricerca rigorosa, impegno, dedizione, curiosità, passione, ma anche divertimento ed emozioni. I giovani devono essere educati ad apprezzarla e a considerarla indispensabile elemento di progresso ed evoluzione del Paese.”

 

Dal Corriere della Sera:

OLIMPIADI DELLE NEUROSCIENZE, SFIDA FINALE

Oggi a Medicina la gara, chi vince rappresenterà l’Italia in Australia

Il programma della giornata di lavoro che si svolge oggi alla Facoltà di Medicina sembra un congresso medico, ma in realtà nell’aula dell’Ateneo si metteranno alla prova decine e decine di ragazzi. La giornata è speciale per ragazzi e ragazze delle scuole medie superiori, dai 14 ai 19 anni, giunti a Brescia da tutta Italia per partecipare alla selezione finale delle Olimpiadi delle Neuroscienze.La manifestazione si inserisce in una serie di eventi organizzati in tutto il mondo per celebrare il cervello e soprattutto per farlo conoscere meglio ed amare di più da tutti, adulti e giovani. Meno droghe, meno psicofarmaci, più attenzione alla ricerca per molti versi ancora una cenerentola nel campo delle Neuroscienze.“ Le malattie psichiatriche e neurologiche sono tra le più invalidanti per l’uomo, con un impatto, in termini di morbilità, invalidità e mortalità, paragonabili a quello delle malattie oncologiche e cardiovascolari” spiega Marina Pizzi, neurofarmacologa e coach delle Olimpiadi fin dal loro inizio. “ Enormi sono i costi umani, sociali ed economici di tali malattie. Ecco perché, con il team costituito dai neurofarmacologi Valerio, Missale, Memo e dai ricercatori del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale, siamo fortemente impegnati nello stimolare nei giovani l’interesse per la biologia in generale e per lo studio della struttura e del funzionamento del cervello umano, l’organo più complesso e affascinante dell’uomo”.Ed è proprio questo l’obiettivo principale delle Olimpiadi delle Neuroscienze organizzate in 3 fasi.La fase locale, a febbraio, ha coinvolto 144 scuole di 97 città con la partecipazione di 3800 ragazzi; 400 i partecipanti per la Lombardia con Brescia capofila per numero di Istituti coinvolti. “ Un vero primato-sottolinea Pizzi ricordando che questa edizione ha registrato 1200 partecipanti in più rispetto a quella dello scorso anno- ogni scuola ha individuato i 5 migliori studenti che lo scorso marzo hanno partecipato alla selezione successiva in 18 regioni. La competizione lombarda si è svolta presso l’Ateneo di Brescia e ha selezionato i 3 campioni regionali, Francesca Orlandi e Pietro Denti del Liceo Classico di Pavia e Sara Stoppa del Liceo Scientifico di Erba, in provincia di Como.Infine, conclude Marina Pizzi, l’Università di Brescia quest’anno ospita anche la fase nazionale della competizione e oggi verrà nominato il vincitore assoluto che riceverà un premio speciale dalla Società Italiana di Neuroscienze per rappresentare l’Italia alla competizione internazionale che si terrà in agosto a Cairns, Australia. Le Olimpiadi delle Neuroscienze hanno stimolato interesse da parte di realtà come Fondazione Golgi, Trony,Chiesi Farmaceutici, Europa Sporting Club che, insieme all’Ateneo bresciano, hanno supportato incondizionatamente la prima avventura nel mondo delle Scienze di giovani nelle cui menti potrebbe essere riposto il futuro di tutti noi”

Luisa Monini

LE NEUROSCIENZE SFIDA PER I GIOVANI

In principio era il cervello segreto. Il cervello racchiuso e saldato nel pensiero.Oggi, all’alba del terzo millennio,il cervello rappresenta per l’uomo l’ultima, grande vera sfida. Se è vero, infatti, che la sua complessa anatomia è conosciuta, altrettanto non si può dire delle sue funzioni, potenzialmente infinite, e delle numerose malattie che lo colpiscono e ancora oggi sono senza possibilità di cura. Da qui l’origine della “settimana del cervello”, promossa negli Stati Uniti d’America dalla Dana Alliance for Brain Information nel 1950 e portata in Europa nel 1997 allo scopo di informare il pubblico sui benefici e i progressi della ricerca nel campo delle neuroscienze. Il nostro cervello possiede 100 miliardi di neuroni, pesa circa 1500 grammi ed è appena più grande di un pugno, ma è in assoluto la macchina più complessa del nostro organismo ed è lui che definisce quello che siamo. Gli stimoli sensoriali trasmettono l’impulso elettrico alla corteccia sensitiva le cui cellule immediatamente li trasmettono ad altri neuroni per analizzarli, memorizzarli, collegarli con altre sensazioni, con il dolore e con il piacere. Secondo il matematico francese Henry Poincarè “ la scienza è fatta di dati, come la casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa”. Al nostro cervello dobbiamo gli impulsi più primitivi, gli ideali più elevati, il modo in cui pensiamo, il nostro agire. Quali i presupposti anatomici, fisici e chimici sui quali si basa il funzionamento di un organo capace di creare l’Amleto, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Nona sinfonia, Hiroshima, la Pietà? Quali i meccanismi che presiedono e regolano le nostre percezioni, l’intelligenza, la memoria, il sonno, le emozioni, la genialità, l’aggressività, la follia? Cos’è in realtà la mente? Dov’è la coscienza? Se impariamo a conoscere meglio il cervello sapremo di più anche su noi stessi? E in definitiva, forse che noi siamo qualcosa d’altro dal nostro cervello? Domande capaci di affascinare i grandi scienziati così come i tanti giovani delle scuole superiori che di recente hanno partecipato alle Olimpiadi delle Neuroscienze organizzate quest’anno, nell’ambito della settimana del cervello, dall’Ateneo di Brescia. Luca Inguaggiato, 17 anni, del Liceo Scientifico Antonelli di Novara, è il vincitore assoluto della competizione e rappresenterà l’ Italia alla International Brain BEE Competition che si terrà a breve in Australia.

Complimenti a Luca e a tutti gli altri studenti che si sono impegnati nello studio del cervello , la più grande meraviglia che è in noi, quasi a ricordarci che facciamo parte di quello stesso universo fisico la cui natura è ancora oggi avvolta nel più affascinante dei misteri.

Luisa Monini

Olimpiadi delle Neuroscienze 2014

Dal sito del Giornale di Brescia:

Neuroscienze, le Olimpiadi del cervello

Cinquanta studenti delle superiori lombarde ieri in gara alla facoltà di Medicina
I tre campioni provinciali ora guardano alle finali nazionali e a Washington

Un cruciverba, sì,ma non di quelli da fare sotto l’ombrellone. Perché alla definizione da dare al «sistema parvocellulare» i più non saprebbero da che parte cominciare.I cinquanta ragazzi che ierisi sono sfidati alla quinta edizione delle Olimpiadi di Neuroscienze per il titolo di campione regionale, invece, la definizione esatta la conoscevano. Le Olimpiadi rappresentano la fase nazionale dell’International Brain Bee, competizione che coinvolge studenti di tutto il mondo: i vincitori di ogni nazione si troveranno a Washington,il prossimo agosto, in occasione del congresso annuale dell’American Psychological Association, per decretare il giovane campione mondiale delle neuroscienze. Alle pre-selezioni regionali avevano partecipato circa duemila studenti. Poi ogni istituto – dieci le scuole partecipanti, quasi tutte di Brescia e Provincia più due della provincia di Lecco ha scelto cinque studenti, che si sono trovati ieri mattina alla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Brescia per sostenere le prove regionali. Tre le prove affrontate dai ragazzi, tutte aventi come tema gli studi sul cervello umano: un cruciverba da compilare a squadre, un quiz «tutti contro tutti» a risposta multipla (con cui son ostati selezionati i dieci finalisti) e un ultimo test per decretare i tre campioni che accederanno alla finale nazionali, che si disputerà a Trento il 12 aprile: al primo posto Matteo Paolini del Liceo Calini, al secondo e terzo posto Fabio Mazza e Davide Uberti dell’Istituto Marzoli di Palazzolo. «I ragazzi si sono preparati utilizzando il materiale didattico disponibile sul sito delle Olimpiadi – ha spiegato la coordinatrice delle Olimpiadi per la Lombardia e docente di Farmacologia, Marina Pizzi – e ogni anno con la loro grande partecipazione confermano l’interesse per un mondo affascinante e misterioso come quello del cervello umano». La mattinata delle Olimpiadi si è aperta con una riflessione del rettore dell’Università di Brescia, il professor Sergio Pecorelli, che ha ricordato l’importanza di seguire uno stile di vita adeguato per mantenere la mente attiva e giovane: «Chi nasce nel 2015 ha un’aspettativa di vita di ben 104 anni – ha spiegato Pecorelli – a patto di rispettare il proprio corpo,tenendolo allenato e in forma, prevenendo così l’invecchiamento precoce». I ragazzi hanno inoltre assistito ad una lezione sui meccanismi che regolano la memoria e l’apprendimento condotta dal prof. Fabio Benfenati, direttore del dipartimento di Neuroscienze e neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Per i vincitori si apre ora una della prova di aprile: solo uno dei diciotto studenti che parteciperà alle finali volerà poi a Washington, dove, spiega Marisa Pizzi, oltre a partecipare alla competizione a livello mondiale potrà entrare in contatto con alcuni tra i maggiori esperti di neuroscienze e assistere a prove sperimentali in laboratori specializzati.

Nicole Orlando

 

Dal Bresciaoggi:

Sfida di cervelloni, ecco i nuovi Archimede

Le tre menti più«raffinate» avranno in premio un notebook e saranno poi chiamate a giocare la finalissima all’Ateneo di Trento

Per tutti i cervelloni in età «under» l’appuntamento è di quelli da circo letto rosso. Una sfida dentro o fuori, che si disputerà a colpi di genialità e menti affilate come rasoi, per decretare i tre migliori studenti della Lombardia che il prossimo 12 aprile, a Trento, si daranno battaglia durante la finalissima nazionale delle Olimpiadi delle Neuroscienze 2014. L’Università degli Studi di Brescia è dunque pronta a trasformarsi nello scenario accademico che ospiterà il plotone di giovani Archimede provenienti dai licei o da altri Istituti d’istruzione secondaria della Lombardia e «sopravvissuti» alla scrematura locale dello scorso 22 febbraio. L’ora «x» è fissata per le 9 nell’Aula E della Facoltà di Medicina, in viale Europa: sospinti dalla rigorosa atmosfera universitaria, oltre ad aguzzare l’ingegno i ragazzi dovranno anche tirar fuori le unghie e competere per sgomberare l’agguerrita concorrenza e dimostrare di avere il «miglior cervello» sulla piazza. Le prove? Si va da giochi di squadra(fra cui un maxicruciverba) per valutare l’abilità
nelco-working, fino a prove individuali con insidiose domande a scelta multipla e valanghe di quiz sofisticatissimi. Le tre menti più raffinate di ogni competizione regionale riceveranno in premio un notebook che li seguirà nei loro studi e come si anticipava saranno poi chiamate a giocarsi la finale al Centro di Biologia Integrata dell’Università degli Studi di Trento, dalla quale uscirà il vincitore nazionale che grazie a una borsa di studio rappresenterà l’Italia nella competizione internazionale, in programma a Washington il prossimo agosto. IN SENSO PIÙ ALLARGATO, l’obiettivo dell’iniziativa la finale regionale di sabato è patrocinata dal Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università degli Studi di Brescia e si svolgerà con il supporto della Fondazione Camillo Golgi e grazie al contributo
dell’azienda Trony – è quello di stimolare l’interesse dei giovani alla conoscenza del cervello umano,attraverso l’impulso ludico e «motivazionale» generato dalla competizione con i colleghi. Ma non solo: a ulteriore conferma dell’intento didattico e divulgativo sotteso al progetto, nella mattinata di sabato a margine della gara l’ateneo bresciano un incontro aperto anche al pubblico con il professor Fabio Benfenati, docente di Neurofisiologia afferente al
Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, il quale intratterrà i ragazzi con un tema molto accattivante come quello delle basi biologiche dell’apprendimento e della memoria razionale.

Elia Zupelli


Dal sito BresciaVera.it:

Le Olimpiadi delle Neuroscienze 2014 all’Università degli Studi di Brescia

Un’iniziativa volta a stimolare l’interesse dei giovani e del pubblico alla conoscenza del cervello umano

Sabato 15 marzo, durante la Brain Awareness Week 2014, si svolgeranno in diciotto regioni d’Italia le Olimpiadi delle Neuroscienze, un’iniziativa volta a stimolare l’interesse dei giovani e del pubblico alla conoscenza del cervello umano. Anche quest’anno parteciperanno per la Lombardia i principali Licei e Istituti di Istruzione Secondaria di Brescia, oltre a quelli di altre provincie lombarde, con un coinvolgimento complessivo di più di 1.500 ragazzi. La competizione regionale, coordinata dalla prof.ssa Marina Pizzi, docente di Farmacologia afferente al Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale, si svolgerà la mattina a partire dalle 09:00 nell’Aula E di Medicina in viale Europa. I giovani pre-selezionati dai diversi istituti dovranno competere per dimostrare di avere il “miglior cervello”. Si dovranno confrontare con giochi di squadra, fra cui un maxi cruciverba, prove individuali con domande a scelta multipla e ancora quiz. I tre vincitori finali riceveranno in premio un notebook che li seguirà nei loro studi e il 12 aprile verranno ospitati presso il Centro di Biologia Integrata dell’Università degli Studi di Trento dove affronteranno la prova nazionale. Il campione italiano che uscirà da questa gara vincerà una borsa di studio per rappresentare l’Italia alla competizione internazionale che si svolgerà a Washington nel mese di agosto. Nella stessa mattinata di sabato 15 marzo, con un incontro aperto anche al pubblico, il prof. Fabio Benfenati, docente di Neurofisiologia afferente al Dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, intratterrà i ragazzi su un tema molto accattivante come quello delle basi biologiche dell’apprendimento e della memoria. Anche quest’anno l’evento, patrocinato dal Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università degli Studi di Brescia, si svolgerà con il supporto della Fondazione Camillo Golgi e grazie al contributo dell’azienda Trony (c.c. Campogrande).

Giornale di Brescia – Salute & Ricerca

Dal sito del Giornale di Brescia:

STUDIO/1 Nascere senza milza: scoperta la proteina responsabile

Sulla rivista scientifica americana “ Science” un lavoro firmato anche da Alessandro Plebani, direttore della Clinica Pediatrica: “ Conoscere la causa dell’asplenia congenita ci permette di capire perché l’organo non si sviluppa”

Se si dovesse chiedere alle persone dove è la milza, non ci si dovrebbe sorprendere se la maggior parte manifestasse una certa difficoltà a localizzarla all’interno del nostro organismo. Sapremmo tutti indicare senza alcuna esitazione dove si trovano il cuore, i reni e il fegato ma per la milza qualche difficoltà ci sarebbe. Questa scarsa conoscenza sulla sua localizzazione e, soprattutto, sulla sua funzione, deriva in parte dal fatto che per questo organo non vengono riferite malattie specifiche. Quando abbiamo un’infiammazione del fegato parliamo di epatiti, del rene parliamo di nefriti, del pancreas parliamo di pancreatiti, e via di seguito. Ma avete mai sentito parlare di “ splenite” per intendere un’infiammazione della milza? E’ improbabile: le vere e proprie patologie della milza sono poche e nella maggior parte dei casi si tratta di un coinvolgimento secondario ad un’altra malattia, raramente è primitivo.

Forse avrete sentito parlare di “male di milza” da bambini quando, dopo una corsa, avrete avvertito un dolore trafittivo a livello addominale a sinistra. E’ vero, il dolore parte dalla milza ma non si tratta di una malattia…semplicemente si tratta di una contrazione della milza stessa che serve per immettere più globuli rossi ( e quindi più ossigeno per il corridore) nel torrente circolatorio.

Ma a cosa serve la milza? Come spesso succede in medicina per capire meglio a cosa serve un organo è importante vedere come è fatto, che cosa si trova al suo interno e cosa succede a chi ne è per qualche ragione sprovvisto.

Se esaminiamo la milza al microscopio, vediamo che la maggior parte delle cellule che la popolano è rappresentata dai linfociti che sono distribuiti a costituire dei nidi lungo il percorso dei vasi sanguigni. Si sa che i linfociti svolgono una funzione indispensabile nel difenderci dai vari microrganismi ed è per questo che la milza svolge un ruolo chiave nella difesa contro le infezioni, in modo particolare nei primi anni di vita. Questa sua importante funzione è ulteriormente confermata, quando, per ragioni varie, questo organo va incontro ad una atrofia che elimina la sua funzione. Questo succede in varie patologie del globulo rosso come la talassemia o la sferocitosi dove la milza è chiamata a svolgere un superlavoro che la porta al suo “esaurimento”.

Si parla in questo caso di asplenia funzionale: la milza funzionalmente integra all’inizio è andata in seguito incontro ad una progressiva perdita di funzione. In questi casi il paziente è esposto ad un elevato rischio di contrarre infezioni gravi come le sepsi ed è per questo che questi pazienti devono fare una profilassi antibiotica antinfettiva continuativa.

Esiste anche un’altra condizione legata ad un mancato sviluppo della milza dalla nascita. Si parla in questo caso di asplenia congenita: i soggetti affetti mancano fin dalla nascita della milza e presentano un rischio elevato di morte per infezioni gravi quali le sepsi.

Fino a poco tempo fa nulla si sapeva sulle cause del suo mancato sviluppo. Questo mistero è stato risolto da un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista medico-scientifica “ Science” nel quale è stato infatti identificato il difetto genetico responsabile dell’asplenia congenita. Si tratta di un lavoro coordinato dal Prof. Jean Laurent Casanova e dal Dott.Alexandre Bolze della Rockfeller University che vede la collaborazione di vari gruppi di ricerca internazionale e che è firmato, per la parte italiana, dal Prof.Alessandro Plebani, direttore della Clinica pediatrica dell’Università degli Studi e degli Spedali Civili di Brescia e direttore scientifico dell’Istituto di Medicina Molecolare A.Nocivelli.

Il lavoro è stato supportato anche dalla Fondazione Camillo Golgi .

“Il mancato sviluppo della milza è causato da alterazioni del gene RP-SA che risultato mutato in circa il 50% dei pazienti con asplenia congenita. Questo gene codifica per una proteina che entra a far parte dei ribosomi ( la fabbrica delle proteine) e svolge anche una funzione nella interazione cellulare e nello sviluppo dei vari tessuti.

Al momento non è noto come alterazioni di questo gene provochino l’arresto nello sviluppo della milza – spiega Plebani – . E’ sorprendente notare che alcuni anni fa l’identificazione del difetto genetico rappresentava il punto di arrivo degli studi miranti a comprendere la causa delle malattie. Ci si arrivava partendo dalla conoscenza della funzione di una proteina e quindi dall’ipotesi che questa proteina provocasse la malattia perché difettiva essendo stata prodotta dal corrispondente gene alterato.

Attualmente avviene il contrario . Infatti, in seguito ai progressi tecnologici impensabili prima del

sequenziamento del genoma umano, si arriva a identificare il gene responsabile di una malattia prima di conoscere la funzione della proteina per la quale il gene codifica. Questo è quanto avvenuto anche nel presente lavoro: partendo dal difetto genetico, identificato mediante il sequenziamento del genoma, è stata identificata la proteina che causa l’assenza della milza.

Come questa proteina alterata impedisca lo sviluppo della milza è la domanda alla quale si cercherà di dare una risposta nei prossimi anni, questo anche per migliorare l’assistenza ai nostri piccoli pazienti”.

STUDIO/2 Sostegno del Nocivelli e del Golgi

La Clinica pediatrica dell’ Ospedale dei Bambini al Civile di Brescia è costantemente impegnata nella ricerca sulle malattie del bambino, in particolare sulle malattie del sistema immune.

“ Il lavoro appena pubblicato sul Science dimostra l’attenzione che i nostri ricercatori riservano allo studio. Questo è possibile perché la Clinica pediatrica è centro di riferimento nazionale ed internazionale per le immunodeficienze primitive e vi afferiscono numerosi bambini inviati da tutte le parti del territorio nazionale e non solo – spiega Plebani – . La possibilità di vedere tenti bambini con difetti del sistema immune e di seguirli nel tempo ci consente di identificare alcuni aspetti clinici che sono peculiari di alcune forme di immunodeficienze e non di altre e di avere la possibilità di partecipare a studi collaborativi internazionali come quello qui menzionato” . Un obiettivo reso possibile dalla presenza all’interno degli Spedali Civili dell’Istituto di Medicina Molecolare “ Nocivelli “ , centro di ricerca e di diagnosi molecolare avanzata per numerose patologie di interesse ginecologico e pediatrico, e grazie al contributo di istituzioni come la Fondazione Camillo Golgi. L’istituto è un luogo dove ricercatori, dottorandi, assegnisti, personale tecnico e biologi dell’Università e del Civile interagiscono con i medici che svolgono attività clinica.

Plebani : ”Un’integrazione tra clinica e ricerca, che vede realizzato il detto “ from the bench to the bed” e viceversa secondo il quale la ricerca migliora la clinica e la clinica fornisce spunto di lavoro alla ricerca”.