Le attività

Trapianto in utero per la cura di malattie genetiche

Nel 1996, per la prima volta al mondo, sono state trapiantate ad un feto malato cellule prelevate dal midollo osseo del padre.
Questo intervento ha consentito la nascita di un bambino sano, completamente guarito da una malattia genetica.
Tale importante primato spetta a Brescia e in particolar modo all’èquipe di ricercatori della Clinica Pediatrica e della Clinica Ostetrica e Ginecologica.
Da allora altri trapianti sono stati eseguiti nel mondo e nella nostra città, utilizzando cellule prelevate dai genitori e i successi sono stati ottenuti applicando questo particolare tipo di terapia a feti con deficit dell’immunità.
I risultati conseguiti hanno spinto le èquipe operanti presso il nostro Ospedale, a sviluppare ulteriormente la tecnologia del trapianto in utero per estenderle ad altre malattie genetiche, ematologiche e metaboliche. Per far ciò si è pensato di utilizzare cellule “staminali” compatibili, dotate di alta capacità di attecchimento, che si rinvengono in gran numero, al momento della nascita, nel cordone ombelicale.
Recentemente si è costituita a livello internazionale, una banca di cellule “staminali” e ciò consente e facilita il reperimento di cellule compatibili.
L’obiettivo è quello di poter effettuare trapianti precoci in feti di età compresa tra le 11 e le 15 settimane di vita nel tentativo di curare malattie ematologiche e metaboliche, in particolare la Sindrome di Wiskott – Aldrich, l’Osteogenesi Imperfecta e la Thalassemia, detta anche anemia mediterranea, malattia molto diffusa nel nostro Paese.
Per comprendere quanto importante possa essere il successo di questa ricerca, è opportuno ricordare che con la diagnosi prenatale si identificano ogni anno in Italia alcune centinaia di feti talassemici; di regola si assiste all’interruzione della gravidanza per evitare la nascita di bambini, che, esposti alle gravi conseguenze delle continue trasfusioni necessarie, non sopravvivono oltre il 3°-4° decennio di vita.
Ancor più drammatico è il destino riservato ai bambini colpiti da Ostogenesi Imperfecta che, fin dai primi mesi di vita, vanno incontro a fratture ossee multiple e finiscono per condurre una vita straordinariamente difficile.